CHIANTI

Le origini del Chianti in quanto vino (bianco)

1398: prima menzione ufficiale del Chianti in quanto vino e non è affatto quello che ti aspetteresti, perché il Chianti, a fine XIV secolo, è un vino bianco, niente a che vedere con il rosso base Sangiovese che tutti conosciamo oggi.

Per arrivare alla versione che ha conquistato le cantine di mezzo mondo dobbiamo aspettare il 1874, quando il barone Bettino Ricasoli, ennesimo nobile della storia enologica toscana, codifica la “ricetta” del Chianti, che consiste di una quota principale di Sangiovese addolcito dal Canaiolo.

Da lì è una continua ascesa, la DOCG, che copre 15.500 ettari divisi in 8 sottozone (dal 2021 dette UGA, unità geografiche aggiuntive a livello di comune, tipo Castellina, Gaiole, Greve, Lamole ecc.).

Una, nessuna, centomila Chianti DOCG

Risolviamo subito il dubbio principale: il Chianti Classico non c’è sempre stato, nasce nel 1996 per aggiungere un ulteriore piano alla piramide qualitativa. Dal 2021 con le UGA (vedi sopra) i piani della piramide si sono fatti ancora di più. Quindi facciamo un po’ di chiarezza sulle differenze:

Chianti DOCG: sembra bizzarro, ma pur essendo una DOCG, questa è la versione base è più “sbarazzina” (sempre relativamente alla denominazione), l’area più estesa copre Rufina, Colli Senesi, Colli Fiorentini e oltre. 70% minimo Sangiovese ma è accettato il taglio con uva bianca (alla vecchia, o alla nuova, visto che i blend che vanno tanto oggi c’erano sempre stati). Questo è il Chianti da beva quotidiana, più acidità e frutto giovane.

Chianti Classico: come dice il nome, copre il nucleo storico, originario dell’area di produzione tra Firenze e Siena, la zona del Gallo Nero. Sangiovese minimo 80% e assolutamente no a uve bianche in blend, che queste stramberie ai classicisti (o presunti tali) non piacciono. Chianti più robusto, tannico, severo se vuoi, ma didattico nel senso che è il modo migliore per capire una certa idea di Chianti come vino nobile che voleva sbarazzarsi della nomea di vino quotidiano, contadino (che poi senza contadino il vino non si fa, ma sono dettagli a cui baroni e conti badano poco).

Chianti delle sottozone/UGA: 11 comuni e sottozone dentro la zona del Classico, tra cui Radda, Panzano, Gaiole. Sempre 80% Sangiovese, qui i suoli variano di zona in zona e di conseguenza il vino, difficile riportare a comun denominatore, sono Chianti adatti a chi vuole scoprire le sfumature che di solito restano nascoste, a chi vuole sempre esplorare e non si stanca mai di farsi sorprendere dalle mille facce di questa denominazione multiforme (cit. dovuta vista la riscoperta fama dell’Odissea con Nolan).

Chianti Gran Selezione: 90-100% Sangiovese, il Chianti per chi non tollera sgarri, per i puristi tra i puristi, affinamento minimo 30 mesi, grande intensità, vino da stappare nelle grandissime occasioni, siamo in zona Supertuscan per capirci.

Le caratteristiche organolettiche del Chianti, o semplicemente aromi e sapori (che sembra il nome di un franchising di pane e salumi)

Il Sangiovese, che come abbiamo visto è la quota dominante nel Chianti DOCG, è il classico vino che viene didatticamente definito “rosso rubino”, ecco se di rubini ne hai visti pochi, un Sangiovese, soprattutto giovane, è l’archetipo di quando si parla di questa tonalità per descrivere il colore di un vino. Il Canaiolo apporta morbidezza e il Colorino non ha bisogno di ulteriore spiegazione, raramente nella DOCG “base” ci sono saldi di Malvasia o Trebbiano.

Il risultato è un vino, soprattutto da giovane, che apre le danze con aromi di ciliegia non matura che vira sulla prugna in vini con più tempo sulle spalle, nelle versioni Classico e Riserva si aggiungono le note date dal legno, quindi spezie, pepe e tabacco.

E il sapore?

Il Chianti in genere ha un’acidità marcata da giovane, tannino che ti saluta dal bicchiere e si riaffaccia al primo sorso accompagnato dalla fruttosità (non cercarlo sul vocabolario, ma siamo in attesa che la Crusca lo inserisca, ndr si scherza) sentita al naso. La versione giovane del Chianti è, nonostante la sua deriva seriosa, quella di vino quotidiano, da bere senza troppi pensieri con la cucina toscana e del centro Italia, quindi piatti belli carichi.

Con gli anni passiamo invece a un vino dove il sorso rivela note più eleganti, da vino calmo e da bere con calma, tabacco, pepe nero, note quasi pietrose, che ricordano la roccia bagnata dalla pioggia (pardon l’intermezzo poetico).

Gli abbinamenti della Chianti DOCG: cosa ci mangiamo quando ci sediamo a tavola?

Come detto poco fa, il Chianti, nella sua versione più spensierata, è un vino da tavola (che per la piramide delle denominazioni italiane ora è quasi un’offesa, fa già ridere così), e da tavola toscana o centro-italiana, il che significa abbinamenti con piatti ricchi dove il tannino e l’acidità del Chianti possono alleggerire il carico del piatto e permetterti di ordinare quel bis di tagliatella al ragù di cinghiale che manderà in frantumi il tuo buon proposito di mangiare “giusto due fili di pasta, un assaggio proprio”.

Vanno benissimo anche gli abbinamenti coi formaggi stagionati, tipo Pienza o pecorino in generale o il classico taglierone di salumi che ordini quando non sai che antipasto scegliere nella tipica trattoria italica.

Se invece passiamo al Chianti Classico o Gran Selezione qui il discorso cambia, meglio abbinarlo a carni rosse decise, ovviamente bistecca alla fiorentina, ma anche filetto, cacciagione.

Abbinamenti eretici ne abbiamo? Quello che segue esce dai consigli “da manuale” quindi a tuo rischio e pericolo, ma puoi provare un Chianti giovane dopo una botta di frigo con del tonno ad esempio, o piatti con pesce azzurro.

Servi il Chianti DOCG tra i 14° e i 16°, non a temperatura ambiente per carità, soprattutto con le attuali temperature estive delle penisola. Il Classico e Riserva il discorso è diverso, meglio a 18°, o sentirai solo il tannino.

Ma qual è il prezzo di un buon Chianti?

Diciamo che per un Chianti DOCG base, spensierato, da mettere a tavola senza patemi, siamo tra i 7€ e i 10€, saliamo sui 15 euro per i Chianti superiore o sottozone. La riserva (attenzione non il Classico) si può trovare tra i 14-19€, per un Gran Selezione saliamo sui 24-25€ senza un tetto in alto, perché qui andiamo sui Chianti che supertuscaneggiano (anche per questo neologismo aspettiamo che la Crusca ci onori includendolo nel dolce stil tannico).

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