BOMBAY SAPPHIRE
Distilleria, Laverstoke Mill (Inghilterra)
Il gin che non tocca l'alcol
Hampshire, Inghilterra · London Dry Gin
Metodo
Infusione a vapore, alambicchi Carter Head
Botaniche
10, tra cui grani del paradiso
Ricetta dal
1761
Nella maggior parte dei gin le botaniche vengono immerse direttamente nello spirito neutro, a macerare. Bombay Sapphire fa qualcosa di diverso e molto più raro: le sospende in un cestello nella parte alta di alambicchi speciali, i Carter Head, così che sia solo il vapore alcolico a passarci attraverso e a catturarne gli aromi. Ne esistono pochissimi esemplari al mondo, e tre appartengono proprio a questa distilleria. Il risultato è un gin più leggero e floreale di quanto la ricetta lascerebbe pensare, nonostante includa dieci botaniche diverse.
Una ricetta del Settecento rilanciata nel 1987
La lista di botaniche risale al 1761, quando il distillatore Thomas Dakin la mise a punto a Warrington. È rimasta un gin minore fino al 1987, quando è stato rilanciato con il nome Bombay Sapphire e l'aggiunta di due botaniche insolite, il pepe di Giava e i grani del paradiso, pensate per ammorbidire il ginepro e aprire il profilo a note più speziate. Il nome celebra la Stella di Bombay, un enorme zaffiro di 182 carati oggi conservato in un museo, mentre l'etichetta porta ancora il volto della Regina Vittoria, imperatrice d'India. Oggi il gin nasce a Laverstoke Mill, dove Bacardi ha fatto costruire serre apposite per esporre tutte e dieci le botaniche della ricetta.
Come berlo e con cosa
Il servizio classico resta il Gin Tonic, dove il profilo floreale e speziato di Bombay Sapphire regge bene una tonica non troppo amara. La versione East, con citronella tailandese e pepe nero vietnamita, è pensata apposta per toniche più dolci e per chi cerca un gin più agrumato in miscelazione, un profilo diverso da quello più aromatico dei gin italiani di ultima generazione. Chi vuole sperimentare oltre il solito Gin Tonic può trovare ispirazione tra i nostri cocktail e aperitivi.
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