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Un vino dolce nasce da una scelta precisa fatta in vigna o in cantina: lasciare nel calice una parte degli zuccheri dell'uva invece di trasformarli tutti in alcol. Da qui partono strade diverse. Si possono far appassire i grappoli su graticci finché l'acqua evapora e lo zucchero si concentra, come nel Passito. Si può aspettare che la Botrytis cinerea, la cosiddetta muffa nobile, attacchi gli acini e li disidrati, la firma di un Sauternes o di un Tokaji. Oppure si lascia gelare l'uva sulla pianta per separare l'acqua ghiacciata dal succo, la tecnica dell'Icewine. In Italia il repertorio è ampio: Vin Santo in Toscana, Passito di Pantelleria, Recioto in Valpolicella, Moscato in Piemonte.
La prima distinzione utile quando cerchi un vino dolce è il colore, perché cambia tutto: profilo aromatico, abbinamento e momento di consumo. Tra i bianchi, il Moscato d'Asti gioca su freschezza e bassa gradazione, con la pesca e una nota erbacea che ricorda la salvia. Il Pedro Ximénez andaluso sta all'estremo opposto: denso, bruno, sui toni di dattero e liquirizia. Tra i rossi dolci, il Recioto della Valpolicella porta amarena e cioccolato su un colore granato, mentre i passiti meridionali tendono alla frutta sotto spirito.
Se cerchi un vino dolce da dessert vero e proprio, la regola che funziona è semplice: il vino deve essere più dolce del piatto, altrimenti accanto a una torta sembrerà acido e spento. Per questo un Sauternes regge bene una crostata di frutta o il foie gras: la sua albicocca matura e il miele d'acacia sono bilanciati da una spina acida netta. Un Recioto, al contrario, se la cava con il cioccolato fondente, dove un bianco delicato verrebbe schiacciato.
Una parola sui termini, perché in etichetta fanno la differenza. "Amabile" indica un residuo zuccherino moderato, percepibile ma contenuto. "Dolce" segnala una concentrazione di zuccheri più alta, quella dei passiti e dei vini da meditazione che si bevono da soli, a fine pasto, senza bisogno di accompagnamento. Sono i vini che possono evolvere a lungo in bottiglia: molte di queste etichette migliorano per anni, sviluppando note ossidative e di frutta candita che all'inizio non c'erano.
Sul fronte prezzi la forbice è ampia. Si parte da circa 12 ai 25 euro per un Moscato d'Asti o un passito di buona fattura. Si sale ai 30 ai 60 euro per Recioto e Vin Santo da produttori di riferimento. Le bottiglie iconiche di Sauternes e Tokaji superano i 100 euro nei formati e nelle vendemmie più ricercate. È una categoria dove anche una spesa contenuta porta a casa una bottiglia che dura più di una sera, visto che dopo l'apertura questi vini si conservano a lungo.
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