C'è una confusione frequente che vale la pena risolvere subito: il Montepulciano d'Abruzzo non ha nessun legame con il Vino Nobile di Montepulciano toscano. Quello è un Sangiovese prodotto intorno alla città di Montepulciano, in provincia di Siena. Questo è un vitigno autoctono abruzzese che con quella città condivide solo il nome, territorio, vitigno e stile sono completamente diversi. Detto questo, il Montepulciano d'Abruzzo è un vino con una storia affascinante e un po' paradossale: per buona parte del Novecento viaggiava verso nord in cisterna senza etichetta, a dare colore, corpo e alcol ai rossi sottili di Piemonte, Lombardia e Francia. Era il vino di servizio più efficiente d'Italia perché il vitigno produce naturalmente colore profondo, tannini robusti e gradazione elevata anche a rese altissime. Il disciplinare DOC consente ancora oggi rese superiori a 100 ettolitri per ettaro, ed è questo il punto di partenza per capire perché lo stesso nome copre vini così diversi tra loro.
Rese alte o basse: la differenza che conta davvero
Il Montepulciano d'Abruzzo si produce in due stili distinti. Il primo è giovane, fruttato, estrattivo, concepito per essere venduto in fretta a prezzi bassi, spesso da cooperative con volumi enormi. Il secondo è strutturato, pensato per l'invecchiamento, affinato in botti grandi di rovere, non barrique, che erano di moda fino agli anni duemila ma producevano vini troppo internazionali. Questi due stili non hanno quasi nulla in comune tranne il nome. I produttori più esigenti lavorano con rese che sono un terzo di quelle consentite dalla DOC, quasi sempre piccole cantine di singoli viticoltori in collina. La DOCG Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane, attiva dall'annata 2003, raccoglie i vigneti collinari attorno a Teramo nel nord della regione, regole più stringenti, maggiore altitudine, temperature più fresche. È il segnale di qualità più affidabile in etichetta quando lo si trova.
Abbinamenti, prezzi e come scegliere
Le caratteristiche del Montepulciano d'Abruzzo lo rendono naturalmente adatto alla cucina di terra: il giovane sta bene su grigliate miste, pasta al ragù di agnello, formaggi di media stagionatura; le versioni strutturate e invecchiate vogliono carni rosse importanti, agnello arrosto, pecorino di Farindola. I prezzi seguono la logica dei due stili: le cooperative di volume partono da meno di 5 euro, i produttori seri di collina da 12-15 euro, le Riserva e le Colline Teramane DOCG dai 20 euro in su.
Lo stesso vitigno vinificato in rosato con breve macerazione sulle bucce dà il Cerasuolo d'Abruzzo, denominazione propria con un profilo completamente diverso: colore ciliegia intenso, struttura da rosso, acidità che lo rende ottimo a tavola. È spesso il modo più diretto per capire cosa sa fare questo vitigno quando viene trattato con serietà.