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VINI BIANCHI SICILIA

Il paradosso della Sicilia enologica: la regione nell'immaginario collettivo è terra di rossi potenti, di Nero d'Avola e Nerello Mascalese. Ma il 70% della sua superficie vitata è a bacca bianca. Il Catarratto da solo copre oltre 30.000 ettari — più di qualsiasi altro vitigno bianco italiano. La Sicilia è sempre stata, storicamente, una grande regione di bianchi: li esportava in Francia e in Germania come vino da taglio per decenni, finché non ha deciso di smettere e vinificarli per sé. Da quel momento, la storia è cambiata.

Grillo, Catarratto, Inzolia: i grandi autoctoni e cosa aspettarsi

Il Grillo è il vitigno più interessante del terzetto classico: il DNA profiling ha stabilito che è un incrocio naturale tra Catarratto e Moscato di Alessandria — il che spiega la sua struttura piena e le note aromatiche che lo distinguono dagli altri bianchi isolani. Era la base del Marsala migliore; oggi vinificato secco, con rese contenute e in vigne ad alberello, dà vini di carattere e sapidità marina. Il Catarratto, nelle sue versioni migliori da viticoltori attenti, è un bianco fresco e diretto, con una nota erbacea e agrumata che funziona bene sul pesce e sulla cucina mediterranea più semplice. L'Inzolia — anche detta Ansonica — è la più aromatica delle tre: note di frutta matura, mandorla, fiori bianchi, adatta all'aperitivo e ai crudi di mare. Tutte e tre hanno smesso di essere varietà da volume: oggi entrano nella DOC Sicilia, istituita nel 2011 con controlli di resa e analisi obbligatoria, proprio per separare definitivamente il vino di qualità dal vecchio vino da taglio.

L'Etna, Pantelleria e i due estremi della Sicilia bianca

Il Carricante sull'Etna è l'opposto del bianco siciliano da spiaggia: vigne centenarie ad alberello sopravvissute alla fillossera perché il parassita non attecchisce nei suoli vulcanici, tra 600 e 1.000 metri di quota, con una falda termica che porta freschezza e acidità improbabili per un vino del Sud. Tra il 2011 e il 2020 i produttori attivi sull'Etna sono passati da 176 a 383 — la crescita più rapida di qualsiasi denominazione italiana in quel decennio. Il comune di Milo, sull'Etna Superiore, è il cru riconosciuto per i Carricante più longevi e complessi. All'altro estremo dell'isola, su Pantelleria — più vicina alla Tunisia che alla Sicilia — lo Zibibbo, lo stesso vitigno del Passito famoso nel mondo, viene ormai vinificato anche secco: meno dolce, ma con tutta l'intensità aromatica di fiori d'arancio, pesca e agrume candito che lo rende immediatamente riconoscibile.

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