CABERNET SAUVIGNON
Il Cabernet Sauvignon è il vitigno rosso più piantato al mondo, con oltre 310.000 ettari nel 2016, eppure la sua origine è rimasta sconosciuta per secoli. Nel 1997 un'analisi del DNA ha confermato che è nato da un incrocio spontaneo tra Cabernet Franc e Sauvignon Blanc, probabilmente in uno dei tanti vigneti bordolesi dove un tempo le varietà crescevano mescolate. L'incrocio ha prodotto un'uva diversa dai genitori: acini piccoli, bucce spesse e blu scure, e un rapporto tra vinaccioli e polpa di circa 1 a 12, contro l'1 a 25 del Sémillon. Da questi dettagli fisici discende tutto: il colore intenso, i tannini strutturali, la capacità di invecchiare decenni.
Perché il Cabernet Sauvignon non è un vino da bere giovane
Il Cabernet Sauvignon giovane può deludere chi cerca immediatezza. La sua complessità non è nel frutto primario, ma in quello che succede negli anni, quando tannini, legno e ossigeno trasformano il vino. I sentori di ribes nero, tabacco, grafite e terra umida che caratterizzano i grandi Cabernet invecchiati si formano nel tempo, non ci sono all'apertura. Le espressioni più rigide, da climi freddi o annate difficili, hanno storicamente trovato equilibrio nel Merlot. L'assemblaggio bordolese, che affianca anche Cabernet Franc e Petit Verdot, resta lo standard da fine Settecento, quando il Barone Hector de Brane ne promosse la diffusione nel Médoc. In purezza il Cabernet Sauvignon regge solo dove la maturazione è piena e il produttore sa aspettare.
Il Cabernet Sauvignon in Italia: la storia dei Supertuscan
La storia italiana del Cabernet Sauvignon comincia in Maremma, non in Chianti. Negli anni Quaranta il marchese Mario Incisa della Rocchetta piantò Cabernet Sauvignon a Bolgheri per un vino a uso familiare: nacque il Sassicaia. Quando arrivò sul mercato, a metà anni Settanta, dovette uscire come semplice vino da tavola, non per aggirare regole più severe, ma perché a Bolgheri non esisteva ancora nessuna DOC per i rossi. Il successo fu tale da dare vita alla categoria dei Supertuscan, e nel 1994 Bolgheri ottenne finalmente la sua DOC rossa. Oggi il Cabernet Sauvignon di Bolgheri resta il riferimento italiano più riconosciuto all'estero.
Quanto costa il Cabernet Sauvignon
Un Cabernet Sauvignon di buon livello da Sicilia, Languedoc o Cile parte da 8-15 euro. Tra 20 e 40 euro si trovano i Bolgheri DOC e i buoni Bordeaux di annata recente. Sopra i 50 euro si entra nei cru e nelle riserve pensate per l'invecchiamento, dove il prezzo riflette anni di affinamento in legno e una capacità di evoluzione che le fasce inferiori non hanno.
Domande frequenti sul Cabernet Sauvignon
Che vino è il Cabernet Sauvignon?
È un vino rosso a bacca nera, tra i più diffusi al mondo. Si riconosce per il colore intenso, i tannini decisi e una capacità di invecchiamento tra le più lunghe fra i vitigni internazionali. Le note spaziano dal ribes nero al tabacco fino alla grafite nelle versioni più mature.
Dove si produce il Cabernet Sauvignon in Italia?
Soprattutto a Bolgheri, in Toscana, dove ha dato vita ai Supertuscan a partire dagli anni Settanta. È diffuso anche in altre regioni, spesso in assemblaggio con Merlot e Sangiovese, ma è la Maremma toscana ad averne fatto un vino identitario.
Che differenza c'è tra Merlot e Cabernet Sauvignon?
Il Merlot matura prima, ha tannini più morbidi e un frutto più rotondo. Il Cabernet Sauvignon ha buccia più spessa, tannini più fitti e richiede più tempo per esprimersi. Per questo i due vitigni si completano a vicenda negli assemblaggi bordolesi: il Merlot ammorbidisce dove il Cabernet è troppo rigido.
Che vitigno è il Sauvignon nel nome Cabernet Sauvignon?
È il Sauvignon Blanc, la varietà bianca di Bordeaux nota per i vini bianchi aromatici. Il nome Cabernet Sauvignon riflette proprio questa parentela, confermata dal DNA solo nel 1997: metà del suo patrimonio genetico viene da un vitigno bianco. Per gli abbinamenti del Cabernet Sauvignon, la struttura del vitigno chiede piatti altrettanto decisi.