Le bollicine di Alghero hanno una storia botanica inattesa. La DOC Alghero Spumante ammette qualsiasi varietà locale non aromatica, ma nella pratica il riferimento è uno solo: il Torbato, un vitigno bianco quasi scomparso dal Roussillon francese nel Novecento e salvato dalla Sardegna. Negli anni Ottanta, proprio dalla zona di Alghero partirono le barbatelle di Torbato che hanno ripopolato il sud della Francia, dove oggi è noto come Tourbat o Malvoisie du Roussillon. A guidare questa operazione di salvataggio fu Sella & Mosca, storica cantina di Alghero, che ha fatto del Torbato spumante metodo classico la sua bollicina identitaria. Una varietà salvata, un territorio catalano nel cuore della Sardegna, uno spumante italiano che non assomiglia a nessun altro.
Perché il Torbato è diverso
Il Torbato è un vitigno aragonese arrivato in Sardegna quando l'isola faceva parte del regno di Aragona, nel tardo medioevo. Ha mantenuto la stessa identità genetica del Tourbat francese, e analisi del DNA lo indicano come progenie naturale dell'Hebén, un'antica varietà spagnola da vino e tavola. Come base per spumante metodo classico, il Torbato ha caratteristiche insolite: buona acidità naturale anche in clima caldo, corpo moderato, aromi di agrumi maturi, mela bianca, note minerali salmastre che richiamano la vicinanza del mare. Lo stile che ne deriva è distintivo: meno cremoso di uno Chardonnay, meno vinoso di un Pinot Nero spumantizzato, con una tensione salata e una profondità aromatica che lo rendono facilmente riconoscibile. Le uve crescono su suoli calcarei nei dintorni di Alghero, dove il maestrale costante riduce la pressione delle malattie e favorisce vendemmie sane anche negli anni difficili.
Come berlo e quando
Le bollicine Alghero Spumante si prestano sia all'aperitivo sia all'accompagnamento di un intero pasto a base di pesce. La sapidità marina del Torbato dialoga magnificamente con la cucina mediterranea: crudi di pesce, frittura, pasta con frutti di mare, risotti allo scoglio, aragosta alla catalana (piatto storico di Alghero). Funzionano anche su piatti più strutturati come pesci al forno e zuppe di crostacei. Le versioni più ricche, con affinamento prolungato sui lieviti, possono sorprendere su formaggi freschi di pecora o carpacci di tonno. Si servono fresche ma non gelate, intorno agli otto gradi, per cogliere appieno la complessità aromatica. Per chi vuole confrontare questo stile di bollicina italiana con altri riferimenti nazionali, la selezione di bollicine della Franciacorta rappresenta il termine di paragone più naturale per metodo e ambizione, anche se la differenza aromatica rispetto ad Alghero è immediata e caratteristica.