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DOLCETTO

Il Dolcetto matura fino a quattro settimane prima del Nebbiolo: questo significa che sulle stesse colline di Barolo e Barbaresco occupa i siti meno vocati, quelli troppo alti o privi di esposizione a sud dove il re delle Langhe non arriverebbe mai a maturazione. Non un ripiego — una scelta strategica. Il risultato è un rosso rubino intenso, con tannini significativi ammorbiditi da fermentazioni brevi, profumi di liquirizia e mandorla su un fondo fruttato, e un finale leggermente amarognolo che lo rende immediatamente riconoscibile nel panorama dei rossi italiani.

Le marne bianche di Alba, la potenza di Dogliani, la struttura di Ovada

Il Dolcetto d'Alba esprime il meglio di sé sulle marne bianche della riva destra del Tanaro: i produttori locali concordano che su suoli più pesanti il vitigno non raggiunga mai i risultati migliori. Qui i vini sono profumati, di beva immediata, con tannini presenti ma mai aggressivi. Il Dogliani DOCG, a sud-ovest di Alba, è la denominazione che ha spinto più in alto l'asticella qualitativa: i vini di Dogliani sono strutturati, longevi, radicalmente diversi dai Dolcetto di fascia bassa — tanto da aver ottenuto una DOCG dedicata proprio per sottolineare questa distanza. Non a caso Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica e proprietario di una cantina a Dogliani, contribuì dopo il secondo conflitto mondiale all'affermazione qualitativa di questa zona. Il Dolcetto di Ovada DOCG, infine, è l'unica denominazione dove l'invecchiamento in legno ha senso: i tannini più pronunciati e la struttura superiore rendono certi Ovada vini da lasciare in cantina, lontani dall'immediatezza che caratterizza le altre etichette.

Con cosa aprire una bottiglia di Dolcetto

Il Dolcetto risolve situazioni che per un rosso più acido sarebbero difficili: antipasti di salumi, pasta al ragù, pizza, formaggi giovani, tagliolini al tartufo. La bassa acidità non taglia il palato come una Barbera, mentre il finale amarognolo pulisce con precisione su piatti tendenti al grasso. Le versioni di Alba e Diano d'Alba si bevono idealmente entro tre-quattro anni dalla vendemmia; Dogliani Superiore e Ovada possono reggere fino a sette-otto anni. Se cerchi un rosso piemontese da stappare spesso, senza cerimoniale, che non replichi la logica del Barolo ma ne condivida la serietà di fondo — il Dolcetto è la risposta.

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